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	<title>Montefalcone.net &#187; Tradizione Usi Costumi</title>
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	<description>Un blog per Montefalcone nel Sannio</description>
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		<title>Montefalcone e Tradizione &#8220;La Partènze&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 12:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Petti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione Usi Costumi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta, il 14 Settembre, dietro espressa, gentile e gradita richiesta degli sposi G. e D., è stato riproposto il tradizionale canto “La Partenza”.
Il gruppo di cantori, composto da una quindicina di elementi, da decenni impegnati nel rinnovare e conservare l&#8217;antica tradizione, hanno offerto agli sposi, ai parenti ed ai numerosi spettatori e curiosi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta, il 14 Settembre, dietro espressa, gentile e gradita richiesta degli sposi G. e D., è stato riproposto il tradizionale canto “La Partenza”.</p>
<p>Il gruppo di cantori, composto da una quindicina di elementi, da decenni impegnati nel rinnovare e conservare l&#8217;antica tradizione, hanno offerto agli sposi, ai parenti ed ai numerosi spettatori e curiosi, uno spaccato dell&#8217;immenso patrimonio immateriale e culturale di Montefalcone Nel Sannio.</p>
<p>Molti falconesi non residenti, sono ancora molto legati a quello che è un vero e proprio rito sociale collettivo, tanto da pretendere, in occasione del matrimonio dei figli,<span id="more-149"></span> la “trasferta” del gruppo dei cantori, nelle loro attuali residenze.</p>
<p>Ecco dunque le “Partenze” a Francavilla, Vasto e Termoli per due volte, del 2008, oltre a quelle in Paese!</p>
<p>Riportiamo di seguito, un articolo pubblicato alcuni mesi fa, sul Giornale “Folclore è Cultura”, organo ufficiale della Fa.F.It. (Federazioni Associazioni Folcloriche Italiane).</p>
<p style="text-align: center;">“<strong>La Partenza della Sposa”</strong> <em>a cura di Giancarlo Petti.</em></p>
<blockquote><p>E’ tradizione, nella sera che precede il giorno di nozze, che lo sposo, insieme ad un gruppetto di suonatori e cantori, vada a portare una serenata, detta <em>la partènze, </em>davanti casa della sposa.</p>
<p>In molti paesi, come a Vasto, il canto era accompagnato dalla zampogna (<em>scupina</em>), a Lanciano con il violino e chitarra, in altri, con il <em>calascione</em>, il cembalo ed altri strumenti musicali.</p>
<p>Particolare e specifico era l’uso, da parte dello sposo, di uno strumento occasionale costituito dal mortaio di bronzo, percosso, per la produzione del caratteristico tintinnio, non con il relativo e prevedibile pestello, bensì con una delle grosse chiavi in ferro, delle massicce serrature di una volta.</p>
<p>L’uso della chiave per percuotere una semplice bottiglia in vetro, per trarne un suono di accompagnamento musicale, è ancora attuale in alcune regioni del sud Italia.</p>
<p>Nel contesto della “<em>partènze”, </em>la chiave rappresenta simbolicamente l’apertura, da parte della sposa, verso una nuova vita, quindi la disponibilità e l’accettazione di una mutata condizione sociale.</p>
<p>Il tintinnio stesso, appartenente alla tipologia di suoni propiziatori ed esorcizzanti, prodotto da uno strumento occasionale e rituale, aveva il compito scacciare le <em>influenze negative</em> ed auspicare una felice vita futura agli sposi.</p>
<p>Spesso in passato, a canto concluso, il padre della sposa chiedeva allo sposo l’elargizione di qualche donativo, formaggio, vino o carne, il tutto in forma scherzosa, al fine di permettere lo sviluppo di un dialogo-diverbio con il futuro genero, il quale fingendosi contrariato, forzava in maniera rituale l’apertura dell’uscio ed entrava, accompagnato da suo padre e dai musicisti, per salutare la sposa ed i parenti e per sedere intorno al tavolo a consumare quanto di buono era stato preparato.</p>
<p>Oggi tale scherzo non è più messo in atto però è frequente, l’usanza, da parte dei parenti dello sposo, di portare in dono dolci, fritti od altri generi alimentari, successivamente consumati dai presenti.</p>
<p>In alcuni paesi <em>la partènze </em>era eseguita insieme allo sposo, da suonatori e cantori ricambiati anche con un piccolo compenso in denaro.</p>
<p>A tal proposito abbiamo raccolto numerose testimonianze a Montefalcone Nel Sannio. Capitava anche che qualcuno non potesse permettersi quell&#8217; ulteriore spesa e quindi&#8230; niente partenza!</p>
<p>Al contrario certe esecuzioni erano, per durata e per qualità, migliore di altre alimentando i paragoni ed i commenti da parte dei curiosi e spettatori che assistevano<em> </em>all’evento.</p>
<p>Attualmente, sempre a Montefalcone Nel Sannio, il gruppo dei cantori, alle ventidue della vigilia delle nozze, esegue un canto di otto strofe, collocabile da un punto di vista funzionale, nelle serenate e rientrante nell’ambito della poesia popolare italiana, nel genere della canzone lirica monostrofica.</p>
<p>Una volta era eseguita la sera dell’effettivo trasferimento della sposa nella nuova casa, che spesso avveniva anche dopo alcuni giorni dal matrimonio.</p>
<p>Dall’esame del testo, si evince un parte iniziale di saluto alla sposa, tramite l’esaltazione della sua bellezza: “Bella ti puoi chiamare, che bella sei &#8230;rose e viole in petto,&#8230;bella tu sei”.</p>
<p>Viene poi sottolineata l’usanza di cingere la testa della sposa con una corona o ghirlanda di fiori:</p>
<p>“Tu porti la corona, infra le dee&#8230; bella tu sei!”.</p>
<p>Diceva A. De Gubernatis: “Sempre usò e sempre usa ricingere di un serto il capo degli sposi. Poichè gli sposi sono principi, e principi, perchè il primo degli sposi, lo sposo mitico, il sole è sommo principe incoronato” ed ancora: “ Nell’uso moderno europeo, generalmente, s’incorona invece solo più la sposa; e come le antiche spose, per memorie di Suida, dedicavano il cinto nuziale a Diana, le nostre dedicano la loro ghirlanda nuziale alla Vergine, che ne ha preso il posto e ne compie, presso le donne, i più delicati uffici”.</p>
<p>Nella terza e quarta strofa, viene enfatizzata la nascita della ragazza, evento che ha provocato l’approvazione da parte degli sposi per eccellenza, il sole e la luna che le donano quanto di più bello hanno rispettivamente: “Quando nascesti tu fior di bellezza&#8230; il sole ti donava la sua chiarezza” e “Quando nascesti tu fior di viole, il sole ti donava il suo splendore”.</p>
<p>Nella quinta, il motivo tematico è la partenza della sposa vista come come evento doloroso, sofferenza e allontanamento dalle persone care e famigliari. E’ presente in quasi tutte le versioni raccolte, in Abruzzo e Molise ed è la parte del canto maggiormente legato al genere della serenata di distacco: “Partenza dolorosa, fatti capace, chissà domani sera, dove ti trovi”.</p>
<p>Subito dopo, la sposa viene tranquillizzata e consolata con la certezza di stare con la persona amata:</p>
<p>“Ti trovi tra le braccia del tuo amore, ti aspetta con ardore, bella tu sei”.</p>
<p>La sensazione mista di gioia e dolore, stato d’animo così vero e frequente che da sempre accompagna ogni matrimonio, viene addolcita, smorzata, controllata con il conforto e la certezza della famiglia che approva ed idealmente accompagna la figlia durante il nuovo cammino: “Parti tu bella figlia, parti tranquilla, ti accompagna col pensiero la tua famiglia”.</p>
<p>Il tutto si conclude con l’augurio finale dei cantori: “Noi tutti ti daremo gioia ed allegria e gli auguri più sinceri, in compagnia!”.</p>
<p>Sono conosciute altre strofe più antiche e non più utilizzate, in cui si nota la presenza di altri motivi tematici, come il pianto della sposa e la richiesta della benedizione dei genitori.</p>
<p>La versione in uso negli ultimi quarant’anni è il risultato dalle inevitabili modificazioni e contaminazioni, che riguardano tutto ciò che è cultura popolare ed orale, conseguenza del luogo e del tempo in cui giornalmente prende forma, modellandosi nella specifica situazione sociale.</p></blockquote>
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