<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Montefalcone.net &#187; Montefalcone e dintorni</title>
	<atom:link href="http://www.montefalcone.net/category/montefalcone-e-dintorni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.montefalcone.net</link>
	<description>Un blog per Montefalcone nel Sannio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 May 2010 11:48:59 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Appunti di paesologia &#8211; parte 2</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-seconda-parte/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 07:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Cordisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[paesologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/?p=751</guid>
		<description><![CDATA[Dove si pubblica la seconda parte dell&#8217;estratto dal libro di Franco Arminio, &#8220;Vento forte tra Lacedonia e Candela &#8211; esercizi di paesologia&#8221;. La prima parte è qui.

Almeno un quarto dei paesi italiani è gravemente malato. Soffre di desolazione.
Non è una malattia antica, è una malattia nuovissima. Per secoli questi paesi sono stati molto poveri. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>Dove si pubblica la seconda parte dell&#8217;estratto dal libro di Franco Arminio, &#8220;Vento forte tra Lacedonia e Candela &#8211; esercizi di paesologia&#8221;. La prima parte è <a href="http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-parte-1/" target="_blank">qui</a>.</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-754" src="http://www.montefalcone.net/wp-content/uploads/2010/05/vento-forte.jpg" alt="" width="78" height="116" />Almeno un quarto dei paesi italiani è gravemente malato. Soffre di desolazione.</p>
<p style="text-align: justify">Non è una malattia antica, è una malattia nuovissima. Per secoli questi paesi sono stati molto poveri. La gente faceva fatiche terribili senza alcuna garanzia. Era una vita disgraziata, ma si svolgeva in un luogo che aveva una sua vita. Insomma, ogni persona stava nel suo paese come un pesce dentro al lago. Adesso le persone pare che stiano in un secchio rotto. Si vive con poca acqua e con la sensazione che nessuno sa come mantenere la poca acqua che resta.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema riguarda tutta la penisola. Può essere l’Irpinia, la Calabria, l’interno del Salento, il Molise, la Sardegna, il Friuli o il Piemonte alpino, la sensazione non cambia di molto: si va dal padiglione di geratria al manicomio all’aria aperta. Chi ci passa d’estate o la domenica per qualche ora è chiaro che ha un’altra idea, ha l’idea del paese come villaggio turistico. Il fregio del silenzio, del buon cibo e dell’aria buona, nasconde lo sfregio di un inerzia acida, di un tempo vissuto senza letizia.</p>
<p style="text-align: justify">Uno arriva e ferma la macchina in piazza. Guarda qualcuno vicino al bar o sulle panchine. Guarda una vecchia che va a fare la spesa, un cane disteso al sole, guarda le porte chiuse, guarda la propria macchina e capisce che lo strumento  per la fuga è a portata di mano, che non è proprio il caso di fermarsi a passare la notte in un posto del genere. Ci si rimette in moto e per quanto ci si possa essere allontanati dalle vie comode, dagli ipermercati e dai capannoni, basta digerire una mezz’oretta di curve e si torna nel mondo gremito, nel mondo che si muove.</p>
<p style="text-align: justify">Nel paese restano i malati. Ma non pensate solo al pensionato ottantenne, alla vedova, al giovane disoccupato, pensate anche al geometra comunale, al prete, al farmacista, al sindaco. Non si salva nessuno, tutti malati. Può essere depressione, può essere inquietudine, può essere la smania velleitaria di chi sente di partire dal nulla e di non poter arrivare da nessuna parte, può essere chissà cosa, il risultato è sempre un individuo prostrato dalla desolazione del luogo in cui abita.</p>
<p style="text-align: justify">È una malattia che si trasmette per contatto con l’aria, e l’aria che c’è in un paese non è solo la cosa che si respira, è la faccia delle persone, sono i manifesti a lutto, sono le case, le macchine parcheggiate. Il problema è che non c’è un nome per questa malattia e le cose fino a quando non hanno un nome è come se non esistessero.</p>
<p style="text-align: justify">La paesologia è proprio la disciplina che cerca di dare un nome a questa malattia. Ogni volta che vado in un paese mi accorgo che la paesologia è una disciplina con molto avvenire, proprio perché i paesi di avvenire ne hanno poco. Col progredire della malattia sarà sempre più chiaro quanto sia doloroso vivere in un paese di cinquecento abitanti. Doloroso intendo per le persone come sono adesso. Simone (il protagonista del film di Bunuel) che predicava nel deserto o san Francesco magari starebbero benissimo. Perché cinquecento umani che vivono in uno stesso spazio se la passano cosi male? Azzardo una risposta semplice: perché non riescono a inventarsi niente. Si salutano, fanno la spesa, fanno la partita a carta, guardano la televisione, vanno a votare, si ammalano, muoiono. Ecco, nessuna di queste attività sembra capace di cambiare il passo del luogo.</p>
<p style="text-align: justify">In una città la faccenda è diversa perché c’è la giostra del consumare e produrre. il problema nelle città si pone quando i negozi sono chiusi e non è un caso che in quel tempo molti preferiscono andare fuori. Voglio dire che è malata anche l’umanità che risiede nella città, ma curiosamente lì il numero invece di accentuare la malattia la attenua. Un milione di persone possono darci un’idea falsa della loro vita. Per cinquecento persone l’impresa è più difficile. Un paese è un luogo in cui non si può barare. La vita è scaduta ovunque, ma nel paese la data di scadenza è ben visibile, come se per comporla bastasse mettere in fila dieci facce. Nella città c’è un brodo di segnali, c’è un caos che mantiene in vita anche ciò che è scaduto. Insomma,il tempo dei paesi è un tempo ultimo, quello delle città è un tempo penultimo. Forse per questo chi ha qualche venatura necrofila trova una certa soddisfazione nella vita paesana. E i primi a trovarla sono i proprio i paesani. Il paese è sopportato meglio da chi ha cura di non lasciarlo mai. Un veleno respirato con costanza, il veleno della desolazione, alla fine è meno pericoloso di un veleno respirato a fasi alterne. Per questo i paesani che pensano di cavarsela introducendo nella loro vita le uscite tipiche dei metropolitani fanno un errore piuttosto grave: basta tornare dopo due giorni di assenza, basta dormire una notte fuori ed ecco che il luogo natio ti appare assai più mesto di come lo percepisci normalmente. La prigione che è il paese fa sentire il suo peso proprio nel momento in cui si torna dall’evasione.</p>
<p style="text-align: justify">In realtà il mondo in cui viviamo è perfettamente simile a quella cosa un po’ opprimente che è un posto di cinquecento abitanti. La società globale è la società della ruralità di massa. Niente piazza, niente vita comunitaria, ognuno è un pastore che pascola le sue pecore morte. Veramente non c’è scampo. Poi uno può decidere di non pensarci, può capitare che ci si diverta passeggiando in riva al mare o facendo l’amore in una stanza d’albergo, può essere che si stia bene su una panchina del proprio paese, tutto può essere, ma siamo nel campo delle deroghe, delle eccezioni. La regola, la legge che si profila sembra seguire la curva delirante della mia disciplina: paesologia, tanatologia, teratologia. Detto altrimenti: il mondo è un paese, il paese è morto, dunque il mondo è un inferno abitato dai mostri.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appunti di paesologia, parte 1</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-parte-1/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-parte-1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Cordisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[paesologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/?p=743</guid>
		<description><![CDATA[Dove si riporta un primo stralcio interessante dal libro Vento forte tra Lacedonia e Candela &#8211; esercizi di paesologia di Franco Arminio (ed. ControMano Laterza), nella speranza che i discorsi sulle piccole realtà paesane possano così venir dotati di una solida base di pensiero. La pazienza di copiare e incollare manualmente su un primo foglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Dove si riporta un primo stralcio interessante dal libro</em> <a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842087113" target="_blank">Vento forte tra Lacedonia e Candela &#8211; esercizi di paesologia</a> <em>di Franco Arminio (ed. ControMano Laterza), nella speranza che i discorsi sulle piccole realtà paesane possano così venir dotati di una solida base di pensiero. La pazienza di copiare e incollare manualmente su un primo foglio Word, da cui chi scrive adesso copia e incolla automaticamente in pieno comfort digitale, è stata del compaesano Massimo Colella.</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin-right: 15px; margin-bottom: 15px; float:left;" src="http://www.laterza.it/immagini/copertine/9788842087113.gif" alt="" width="107" height="156" />Va di moda assegnare le bandiere ai luoghi. C’è chi assegna la bandiera blu alle migliori località di mare e chi quella arancione ai paesi più belli. La scuola di paesologia potrebbe assegnare la bandiera bianca ai paesi più sperduti e affranti, i paesi della resa, quelli sulla soglia dell’estinzione. Ce ne sono tanti e sono i meno visitati. Non hanno il museo della civiltà contadina, non hanno il negozio che vende i prodotti tipici, non hanno la brochure che illustra le bellezze del posto, non hanno il medico tutti i giorni e la farmacia è aperta solo per qualche ora. <strong>Sono i paesi in cui si sente l’assenza di chi se n’è andato e quella di chi non è mai venuto. </strong>Non hanno neppure stranezze particolari: gli abitanti non sono tutti parenti tra di loro, non fanno processioni coi serpenti, non fanno la festa degli ammogliati, non hanno dato i natali a una famosa cantante o a un politico o a un calciatore. Non hanno neppure particolari arretratezze, hanno l’acqua calda in tutte le case, hanno le macchine e il televisore, tutti hanno di che mangiare e un tetto dove dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi paesi della bandiera bianca ci sono i lampioni, ci sono i marciapiedi, c’è sicuramente almeno un bar e un piccolo negozio di alimentari, c’è un sindaco e una piazza, c’è qualche bambino, ci sono case nuove e case un po’ vecchie.</p>
<p style="text-align: justify;">I paesi della bandiera bianca sono quelli che vengono visitati solo quando succede qualche disgrazia: il terremoto da questo punto di vista è la disgrazia ideale. Per il resto dell’anno, questi paesi che non hanno il mare e non hanno la montagna, che non hanno le fabbriche e le discoteche, che <strong>non hanno santi né delinquenti</strong>, stanno al loro posto, concavi o convessi, allungati, acciambellati, frammentati, appesi al paesaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">La bandiera bianca sta a significare che sono luoghi arresi senza additivi, senza mistificazioni, neppure quelle del silenzio e della pace. Nei paesi da bandiera bianca non è che si trova il pane più buono che altrove o l’artigiano che sa fare il cesto come si faceva una volta o il calzolaio che ti fa le scarpe. Si trova il mondo come è adesso, sfinito e senza senso, con l’unica differenza che questa condizione si mostra senza essere mascherata da altro.</p>
<p style="text-align: justify;">La bandiera bianca non è la bandiera della desolazione contrapposta a quella del divertimento. Non è quella della bruttezza contrapposta a quella della bellezza. Non è quella dell’abbandono contrapposta a quella “dell’indaffaramento”. La bandiera bianca ci dice attraverso un luogo qualunque che l’ebbrezza di stare al mondo è svanita e che lavoriamo ogni giorno per portare in noi l’arca di Noè e ci ritroviamo con un pugno di mosche.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2010/05/appunti-di-paesologia-parte-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cittadine e Cittadini #2</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2009/07/cittadine-e-cittadini-2/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2009/07/cittadine-e-cittadini-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 12:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Cordisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture Centrifughe]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/?p=698</guid>
		<description><![CDATA[Eccoci qui.
Questo è il flyer.
La grafica di wordpress non aiuta, ma garantisco che varrà la pena visionarlo su cartaceo. E d&#8217;altronde lo vedrete, eccome: lo vedrete dappertutto.
Per chi legge da Montefalcone (orde sterminate di lettori, presumo), vi invito a contattare Michele Teonesto detto Flaesh che da stasera - massimo domani sarà in possesso della prima tiratura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci qui.</p>
<p>Questo è il flyer.</p>
<p>La grafica di wordpress non aiuta, ma garantisco che varrà la pena visionarlo su cartaceo. E d&#8217;altronde lo vedrete, eccome: lo vedrete dappertutto.</p>
<p>Per chi legge da Montefalcone (orde sterminate di lettori, presumo), vi invito a contattare Michele Teonesto detto Flaesh che da stasera - massimo domani sarà in possesso della prima tiratura di stampa.</p>
<p>Diffondete, gente.</p>
<p>Un caro saluto.</p>
<p><a href="http://img514.imageshack.us/i/flyerfrdefinitivov09.jpg/"><img src="http://img514.imageshack.us/img514/999/flyerfrdefinitivov09.jpg" border="0" alt="Image Hosted by ImageShack.us" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2009/07/cittadine-e-cittadini-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cittadine e Cittadini</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2009/06/cittadine-e-cittadini/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2009/06/cittadine-e-cittadini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 16:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Cordisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture Centrifughe]]></category>
		<category><![CDATA[Alter'n'Eco]]></category>
		<category><![CDATA[Smuovere il culo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/?p=686</guid>
		<description><![CDATA[Ciao a tutti/e.
Questo post è un po’ lungo, ma se arriverete alla fine poi vi sentirete più ricchi.
Con questo appello inizia di fatto la fase operativa finale della manifestazione ALTER’n’ECO, che si terrà al Lago Grande del nostro piccolo paese i giorni 31 luglio e 1° agosto prossimi.
&#8220;Che roba è?&#8221;, vi chiederete voi. Spulciando nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti/e.</p>
<p>Questo post è un po’ lungo, ma se arriverete alla fine poi vi sentirete più ricchi.</p>
<p>Con questo appello inizia di fatto la fase operativa finale della manifestazione <strong>ALTER’n’ECO</strong>, che si terrà al Lago Grande del nostro piccolo paese i giorni 31 luglio e 1° agosto prossimi.<span id="more-686"></span></p>
<p>&#8220;Che roba è?&#8221;, vi chiederete voi. Spulciando nella documentazione finora prodotta, copio e incollo di seguito alcuni passaggi cruciali:</p>
<p>“<em>ALTER’n’ECO vuole coniugare le esigenze di diffusione culturale con le attuali urgenze di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali ed energetiche.</em></p>
<p><em>In particolare, la manifestazione consterà di una sezione informativa e dialettica inerente al discorso sulle risorse energetiche nel rispetto dell’ambiente e della valorizzazione del territorio, e di una sezione ricreativa affidata al palco serale su cui si esibiranno artisti della scena rock indipendente italiana.</em></p>
<p><em>Già dal nome, ALTER’n’ECO vuole essere una sinergia di intenti</em><em>Se, alla luce delle sempre più frequenti crisi economiche internazionali, e dei livelli di insostenibilità cui è giunto il progresso dell’Uomo all’interno dell’Ambiente che lo ospita, è ormai imprescindibile un discorso che esamini l’etica delle risorse energetiche alternative al petrolio, è allo stesso modo ineludibile l’importanza della promozione culturale e della diffusione delle culture oggi marginali.</em></p>
<p><em>Il Molise, regione vergine e incontaminata, è allo stesso tempo priva di qualsiasi regolamentazione che possa portare a uno sviluppo sostenibile nel passaggio cruciale dalle vecchie alle nuove energie. Diventa di cruciale importanza una seria attività di informazione, sensibilizzazione, documentazione relativa alla conversione dei processi energetici</em>.”</p>
<p>Insomma: ALTER’n’ECO sarà una manifestazione poliedrica, in cui si alterneranno aspetti di riflessione dialettica e divulgativa a momenti più canonicamente festaioli e danzerecci.</p>
<p>I cicli di conferenze e tavole rotonde sono in via di definizione ultima.</p>
<p>Quello che al momento è già definito sono i gruppi che suoneranno in anfiteatro, che saranno:</p>
<p><strong>31 luglio</strong> &#8211; <strong>VENUS</strong> (nostrani, rockover band) e <a href="http://www.myspace.com/dadamattometal"><strong>DADAMATTO</strong> </a>(da Senigallia, pop-rock psicotropo)</p>
<p><strong>1 agosto</strong> &#8211; <a href="http://www.myspace.com/solidagosto"><strong>SOLI D’AGOSTO</strong></a> (da Rovereto, indierock subalpino) e <a href="http://www.myspace.com/thezencircus"><strong>ZEN CIRCUS</strong></a> (da Pisa, garage folk’n’roll)</p>
<p>(cliccando sul nome sarete reindirizzati al sito myspace da cui ascoltare un po’ di robe loro)</p>
<p>E dunque: la mole di lavoro è tanta, c’è da darsi da fare. D’altronde chi ha lanciato l’idea della manifestazione ha subito trovato un positivo riscontro nell’associazione culturale Aria Nuova, che ultimamente ha anche avviato una campagna di nuovi tesseramenti. E pare che i tesseramenti vadano molto bene, e ne siamo tutti felici.</p>
<p>Ma una tessera non basta, amici cari. Proprio come non basta prendere un cammello e ficcarlo dentro la cruna di un ago per vincere il jackpot del Superenalotto.</p>
<p>Abbiamo bisogno di persone che insieme a noi (cioè insieme a chi è stato finora presente) si dia da fare per la riuscita dell’impresa.</p>
<p>Gente che diffonda la voce agli amici.</p>
<p>Amici che divulghino ad altri amici.</p>
<p>Persone che si diano da fare per distribuire volantini, attaccare manifesti, diffondere la notizia con tutti i mezzi possibili, compresi sms e segnali di fumo.</p>
<p>Gente che pensi ad organizzare la vivibilità del Lago.</p>
<p>Persone che documentino il tutto scattando foto e girando video.</p>
<p>Persone che faranno l’impresa, con ogni mezzo.</p>
<p>Abbiamo bisogno del vostro entusiasmo, della vostra voglia di fare, della vostra energia. Noi da parte nostra ce la metteremo tutta, ma è pur vero che l’unione fa la forza. D’altronde lamentarsi del fatto che questo sia un “paese morto” è fin troppo facile, proprio come non fare assolutamente nulla per migliorare la situazione.</p>
<p>Che ne dite?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2009/06/cittadine-e-cittadini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Centrale a biomasse nella Valle del Trigno</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2009/03/centrale-a-biomasse-nella-valle-del-trigno/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2009/03/centrale-a-biomasse-nella-valle-del-trigno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 08:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Sabetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/?p=644</guid>
		<description><![CDATA[Mi è capitato di apprendere, dalla stampa locale e da blog di paesi vicini al nostro, che è in progetto la realizzazione di una centrale a biomasse nella Valle del Trigno, e in particolare sul territorio del comune di Mafalda. A quanto pare, la realizzazione di una centrale a biomasse rientrerebbe in un più ampio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato di apprendere, dalla stampa locale e da blog di paesi vicini al nostro, che è in progetto la realizzazione di una <strong>centrale a biomasse nella Valle del Trigno</strong>, e in particolare sul territorio del comune di <strong>Mafalda</strong>. A quanto pare, la realizzazione di una centrale a biomasse rientrerebbe in un più ampio progetto del comune di Mafalda che comprenderebbe, oltre alla realizzazione dell&#8217;impianto, una serie di altre iniziative che, nell&#8217;intento dell&#8217;Amministrazione comunale di Mafalda, dovrebbero rivitalizzare e valorizzare il paese e il territorio circostante.<br />
Si può leggere la reazione dei giovani mafaldesi all&#8217;iniziativa visitando il loro <a href="http://giovanimafaldesi.blogspot.com/" target="_blank">blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2009/03/centrale-a-biomasse-nella-valle-del-trigno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aria fresca&#8230;..e radioattiva</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2008/09/aria-frescae-radioattiva/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2008/09/aria-frescae-radioattiva/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 16:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Sabetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/wp/?p=137</guid>
		<description><![CDATA[Ricordo che tempo fa si era parlato a Montefalcone di pale eoliche, dei loro vantaggi e dell&#8217;impatto ambientale che avrebbero avuto sulla nostra montagna. Per qualche ragione non se n&#8217;è più parlato (o almeno io non ne ho più sentito parlare) e suppongo che a questo punto la cosa sia stata archiviata.
Ho provato a fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo che tempo fa si era parlato a Montefalcone di pale eoliche, dei loro vantaggi e dell&#8217;impatto ambientale che avrebbero avuto sulla nostra montagna. Per qualche ragione non se n&#8217;è più parlato (o almeno io non ne ho più sentito parlare) e suppongo che a questo punto la cosa sia stata archiviata.</p>
<p>Ho provato a fare un giro sul web per cercare se eventualmente ci fossero novità, ma non ho trovato praticamente niente. Il giro sul web è stato uguelmente molto istruttivo: ho infatti appreso che<span id="more-137"></span>, sempre a proposito di ambiente:</p>
<blockquote><p>[....] Dopo la denuncia sulla stampa nazionale e regionale e dopo l’interrogazione di Michelangelo Bonomolo, Consigliere regionale del Pdci, finalmente la Regione Molise si muove per mettere fine alla presenza di scorie radioattive nel comune di Castelmauro. Infatti in una nota inviata alla stampa si annuncia che il Presidente della Giunta Regionale, Michele Iorio, ha incontrato a Roma il Capo della Protezione Civile Nazionale, Guido Bertolaso, “ed ha anche contattato telefonicamente i vertici del  Ministero dell’Ambiente per discutere dalle problematiche legate al sito di deposito di materiale radioattivo di Casltelmauro”.  Si è quindi deciso che la Regione Molise, la Protezione Civile Nazionale e il Ministero dell’Ambiente, dopo aver fatto il punto preciso della situazione, attiveranno in tempi brevi e scadenzati le misure necessarie a dare soluzione completa al problema rimuovendo definitivamente dal sito il materiale radioattivo. [....]</p>
<p>(fonte: http://www.caffemolise.it)</p></blockquote>
<p>Sembrerebbe che ci siamo tanto preoccupati di difendere il patrimonio ambientale del nostro paese prendendocela con un impianto eolico, mentre per anni abbiamo tranquillamente tollerato una piccola Cernobyl fatta in casa, come l&#8217;ha chiamata <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&amp;ID_articolo=809&amp;ID_sezione=76&amp;sezione=">Gianni Lanes nel suo articolo su La Stampa</a>, dall&#8217;altra parte della montagna. Per ora quei rifiuti sono ancora lì, dove sono stati negli ultimi venti anni, in via Palazzo, n°6, a Castelmauro. Speriamo che davvero stavolta li tolgano, e che per farlo non usino un&#8217;altra cantina in un altro ignaro paesello&#8230;..</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 226px"><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&amp;ID_articolo=809&amp;ID_sezione=76&amp;sezione="><img title="Fusti nel deposito di Castelmauro" src="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=51&amp;ID_file=771" alt="Fusti nel deposito di Castelmauro (fonte: http://www.lastampa.it)" width="216" height="166" /></a><p class="wp-caption-text">Fusti nel deposito di Castelmauro (fonte: http://www.lastampa.it)</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2008/09/aria-frescae-radioattiva/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Templi Italici di Schiavi d’Abruzzo &#8211; Culto di Ercole</title>
		<link>http://www.montefalcone.net/2008/09/templi-italici-di-schiavi-d-abruzzo/</link>
		<comments>http://www.montefalcone.net/2008/09/templi-italici-di-schiavi-d-abruzzo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 06:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Petti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Montefalcone e dintorni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.montefalcone.net/wp/?p=82</guid>
		<description><![CDATA[
Nella parte superiore della vallata del torrente Sente si stagliano nel cielo e sul verde circostante , le sagome dei resti dei templi italici, incantevole luogo di culto, bellissimo da rimirare nell’insieme, a distanza, dopo aver percorso una strada impervia ma con scorci spettacolari.
Parliamo dell’insediamento di tipo sacrale sannita, nei pressi di Schiavi d’Abruzzo.
Luogo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">
<p align="justify">Nella parte superiore della vallata del torrente Sente si stagliano nel cielo e sul verde circostante , le sagome dei resti dei templi italici, incantevole luogo di culto, bellissimo da rimirare nell’insieme, a distanza, dopo aver percorso una strada impervia ma con scorci spettacolari.<span id="more-82"></span></p>
<p align="justify">Parliamo dell’insediamento di tipo sacrale sannita, nei pressi di Schiavi d’Abruzzo.</p>
<p align="justify">Luogo di grande suggestione, immerso in un silenzio assordante, bagliore improvviso di storia gloriosa, stuzzica la fantasia nella ricostruzione di cerimonie, storie, passioni delle persone che in vita vi operarono.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">E’ magia totale: nuove ed antiche emozioni si scontrano e trascinano il pensiero a ruzzolare per la scala della fantasia, riportandoci ai tempi in cui s’imparava giocando, rovistando tra i ricordi delle persone a noi care alla ricerca di arcani santuari e gloriose abbazie.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">E’ proprio bello guardarsi intorno e scoprire posti capaci di destare emozioni e, scardinando pregiudizi ideologici, di riportarsi ad un legittimo livello di fama e di gloria.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il sito di Schiavi d’Abruzzo svolge questo ruolo a meraviglia e ci offre la possibilità di parlare di storia, in una giornata invernale in cui i raggi radenti del sole al tramonto illuminano i ruderi ancora parzialmente coperti di neve, creando suggestivi giochi di luce e di ombre allungate.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il pensiero va alle abili mani di chi modellò le pietre che formano l’insediamento: strumenti perfetti per i bravissimi artigiani, chiamati in questo luogo dalla famiglia dei <em>Papi </em>per erigere<em> </em>un santuario.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Due sono i templi: il maggiore realizzato tra la fine del III secolo a.c. e l’ inizio del II secolo a.c.; l’altro, quello minore, è datato inizio del I secolo a.c..</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Entrambi si trovano sopra un terrazzamento delimitato da un muro in opera, a grossi blocchi squadrati.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il tempio maggiore, che misurava circa m 8,80 x 16,50, è posto sopra un podio di dimensione considerevole, alto 1,79 m ed esteso circa 21 m x 11 m.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L’unità di misura utilizzata è il piede, corrispondente a m 0,275 ed è semplice, per chi volesse farlo, risalire alle misure originarie, corrispondenti per la pianta del tempio maggiore a circa 32 x 60 piedi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nel podio, frontalmente, vi è incassata la gradinata.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il tempio è prostilo, (dal greco <em>prò</em> “davanti” e <em>stylos</em> “colonne”) cioè con una serie di colonne sulla facciata e tetrastilo, (dal greco <em>tetra</em> “a quattro”), cioè a quattro colonne, con due allineamenti di colonne laterali e cella delle dimensioni di circa m 6,73 x 7,33, con le ante, parte terminale delle pareti della cella, pari a circa un terzo della stessa.</p>
<p align="justify">Grandi blocchi, lavorati in maniera impeccabile, formano il podio; le colonne avevano un’altezza di 5,95 m, con fusto liscio e capitelli in stile ionico schematico a quattro facce ed erano accompagnati da epistilio fittile con fregio dorico.</p>
<p align="justify">Alcuni capitelli rinvenuti solo “sbozzati”, rivelano che probabilmente non fu mai completato, anche se la mancata rifinitura potrebbe essere una scelta espressiva e formale, per rivendicare un’autonomia di stile e d’espressione.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Costruzioni del genere rivelano comunque un’influenza di tipo ellenistico.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>I mercatores</em> italici, durante i loro viaggi commerciali avevano conosciuto ed apprezzato nell’ambiente campano tale cultura e si crede che dalla Campania provenissero le maestranze ed i progettisti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Durante il restauro, tra due lastre della pavimentazione, è stato ritrovato un piccolo tesoro composto da 17 monete in bronzo, che permettono di datare il periodo di vita del tempio, in un arco che va dal 217 a.c. al 253 d.c.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il secondo tempio, anch’esso prostilo e tetrastilo, è con un solo allineamento di colonne ed a cella unica, dalle dimensioni di m 7,40 x 13,30, con pronao a quattro colonne in laterizio, con pavimento ad <em>opus spicatum (</em>mattoni messi a spina di pesce<em>).</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molto bello è il pavimento della cella: un battuto di signino rosso con decorazione a tessere bianche disposte a losanghe, del tipo simile ad alcuni ritrovati a Roma nella Domus publica al Foro Romano, sotto il tabulario prima dell’83 a.c., a Palestrina nel Santuario della Fortuna, e a Sepinum.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Un’iscrizione in osco, presso la soglia, dichiara essere la costruzione anteriore alla guerra sociale, quando gli italici chiesero a Roma, con una rivolta, di essere riconosciuti parte integrante dello stato, anche da un punto di vista sociale e giuridico. E’ presente il nome del costruttore “G.Paapii(s)”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La sua costruzione è contemporanea a quella del tempio B di Pietrabbondante, e pur essendo di minore importanza ebbe un destino migliore, continuando ad essere frequentato anche quando i centri maggiori, insieme ai loro edifici sacri, furono annientati, anche giuridicamente, per la loro rilevante funzione ideologica e antiromana.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La “lunga durata” dell’edificio di Schiavi, si deduce dal fatto che nel tempio minore furono eseguiti dei lavori anche in epoche successive, come la chiusura degli spazi tra le colonne e sulle ante.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nel 1971 in una buca presso l’angolo nord-est della cella del tempio minore, fu ritrovata una stipe votiva, apparentemente ridotta sia come quantità che come datazione dei reperti, rispetto all’arco di vita del santuario e che potrebbe essere stata in qualche maniera danneggiata durante l’occupazione medievale e nei lavori di ristrutturazione avvenuti nel tempo.</p>
<p class="western" style="normal;">Restano comunque molto interessanti i reperti rinvenuti, capaci di raccontare delle belle storie di devozione alle divinità, nel tentativo sempre eterno e comune a tutte le religioni, di ottenere guarigione, protezione e difesa dalle insidie di una vita che spesso ci scopre fragili e vulnerabili.</p>
<p>Gli eventi naturali incontrollabili, forti ed improvvisi, la durezza dell’esistenza, l’insicurezza di un’economia a carattere prevalentemente agricola e pastorale, fanno della pratica religiosa uno strumento indispensabile per ingraziarsi le divinità e allora, come oggi, si facevano delle offerte per ottenere una “grazia” o per riconoscenza di quanto è stato ottenuto.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Diversi oggetti votivi, quasi sempre in terracotta, venivano donati e conservati nel tempio, in armadi, finché per motivi di spazio, venivano tolti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Non potevano però in alcun modo essere riutilizzati ed essendo consacrati, dovevano restare nell’area sacra, deposti nella stipe, in una buca.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Le offerte in terracotta possono essere classificate in due gruppi di appartenenza: il primo comprende oggetti di uso quotidiano, il secondo varie rappresentazioni della figura umana o di parte anatomiche.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La lettura di tali offerte non è suscettibile di una sola interpretazione, perché con la riproduzione della figura intera o di parte del corpo, ci si voleva porre sotto l’assistenza e tutela della divinità, oppure esprimere riconoscenza agli dei per una guarigione ricevuta (ex voto).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La richiesta di guarigione (sanatio) era ugualmente motivo di offerta di figure intere o di parte del corpo malate (votivo).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Pur essendo agevole classificare il materiale appartenente all’ambito della <em>Sanatio, </em>è<em> </em>difficile individuare quali organi rappresentati fossero <em>ex voto</em> e a quali fosse riconosciuta la caratteristica di <em>votivo.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Alcune rappresentazioni di organi genitali maschili indirizzano, senza indugio, a riconoscere la loro valenza di propiziatori di fecondità, in una società che aveva grande bisogno di nuove forze lavorative che all’occorrenza si trasformavano in valide forze combattenti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La mancanza di rappresentazione di mammelle e di organi genitali femminili fanno tuttavia intuire la preponderanza della sfera salutare nei confronti di quella legata alla fertilità.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Alla prima appartengono la serie di figure intere o frammentate e le rappresentazioni di arti superiori (mani) e inferiori (piedi).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">E’ possibile che anche la richiesta di protezione per un viaggio da affrontare, potesse essere un motivo di rappresentazione ed offerta di arti inferiori.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Fra le altre terrecotte è stato trovato un peso di telaio troncopiramidale, ricollegabile alla richiesta di protezione nelle operazioni di tessiture e filatura o come attestazione della condizione sociale (di donna sposata) dell’offerente.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sono stati rinvenute anche alcune teste di volatili: un colombo, un cigno ed un’oca, interpretabili come una possibile predilezione di tali specie, da parte della divinità o più semplicemente una sostituzione del sacrificio di un animale vero con uno in terracotta.</p>
<p align="justify">Ciotole, olle e crateri contenevano offerte di primizie, mentre balsamari ed incensieri erano contenitori di unguenti e profumi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Menzione particolare va fatta per il consistente gruppo di lucerne, donate con una notevole frequenza e che svolgevano il ruolo che successivamente, nelle chiese cristiane, verrà riservato alle candele in cera.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali materiali confermano la metà del II secolo d.c. come parte finale del deposito votivo.</p>
<p align="justify">Sono state rinvenuti anche resti animali, di suini, in particolare cinghiali, utilizzati in riti sacrificali.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Rari i reperti di matrice colta o di ispirazione ellenistica, come le tre foglie di Ulivo, in lamina d’oro, appartenente ad una corona e la statuina in bronzo di Ercole in posizione di assalto, con il braccio destro alzato, che reggeva una clava ora mancante e la pelle di leone (leontè) sul braccio sinistro. Chiaramente la presenza di Ercole non significa che il santuario fosse a lui consacrato ma conferma la diffusione del suo culto presso i popoli italici ed in particolare nel territorio abruzzese-molisano.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Statue di Ercole sono state trovate a Pietrabbondante, Agnone, Trivento, Tufillo, Montenero di Bisaccia, Cupello, Baranello, San Biase, Ripalimosani, Casacalenda, Campodipietra, Macchia d’Isernia, Venafro, Villalfonsina, Atessa, Vacri, Sulmona, Ortona, Scerni, Orsogna, Monteodorisio, Crecchio, Chieti, Carsoli, Monte Vairano.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il mito italico di Ercole nasce dall’Herakles greco, eroe purificatore del mondo sottomesso alle forze del caos e popolato di mostri. Ercole stesso era pastore, armato di clava e di arco si rese protagonista di imprese memorabili.</p>
<p align="left">
<p align="left">Heracles è nato in Beozia ma le sue origine sono del Peloponneso: figlio di Alemena e di Zeus</p>
<p align="justify">che con un sotterfugio aveva il posto del marito Anfitrione.</p>
<p align="justify">Era, la moglie divina di Zeus, adirata, manda dei serpenti velenosi nella culla ma Herakles, dando prova dei sui poteri, li strozza.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">A diciotto anni affrontò, uccidendolo, un leone che insidiava il bestiame del padre terreno Anfitrione e del Re Tespi, ricevendo per riconoscenza, le sue cinquanta figlie, ed i loro discendenti avrebbero colonizzato la Sardegna.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tale culto arriva ai Sanniti sia per mezzo dei contatti con la Magna Grecia , che per effetto dei contatti con la cultura etrusca, che parimenti conoscevano colui che chiamavano Hercle.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dai sabini venne attribuito ad Ercole il ruolo di protettore dei commerci e le sue imprese contribuirono ad allargare la diffusione del suo culto.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In Italia tuttavia assume delle caratteristiche proprie e gli furono attribuite specificità legate alle profondità terrestri, alla fertilità e protettrici del commercio, del guadagno e soprattutto del combattimento e della vittoria, infine e solo più tardi anche caratteristiche sepolcrali.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il suo culto, specie all’inizio, aveva spiccate caratteristiche militari e visto come la personalizzazione della forza fisica, fu scelto dai Sanniti, che in lui si specchiavano, come eroe nazionale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">I contatti tra coloni greci, gli Etruschi ed i Sanniti stessi, diffondono il suo culto che raggiunge le aree sabelle e sabine e successivamente i Latini e Roma.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il suo grande ed immediato successo, con l’accoglimento nel pantheon italico è dovuto anche alla sovrapposizione a preesistente divinità locali, delle quali assorbe le caratteristiche, pensiamo per esempio al latino <em>Silvano</em>, dio dei campi e dei boschi che controllava gli animali selvatici e le forze della natura, oppure al sabino <em>Faunus.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Diventa così la divinità sannitica maggiormente venerata, dio delle sorgenti, delle greggi, dell’allevamento, dei pastori, della transumanza e capace di allontanare il male.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molto popolare e venerato, nel mondo agricolo-pastorale, è presente con santuari costruiti con grande intensità lungo i percorsi tratturali, vedi Vastogirardi, Campochiaro, Sulmona e tanti altri di carattere minore.</p>
<p align="justify">In Molise, l’abbiamo già detto, statuette di Ercole si trovano con grande frequenza fra resti di insediamenti, di templi e di cinte ma anche lungo i tratturi, millenari vie percorse da greggi e pastori, che, secondo un’opinione sempre più diffusa, usavano portarle con loro, così come in epoche successive si farà con i santini di carta.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Anche nella Sepinum romana, la testa di Ercole, posta nell’arco della porta monumentale, svolgeva funzione di controllo e protezione sul tratturo sottostante.</p>
<p>Ercole garantiva il “diritto di passaggio”, anche e soprattutto attraverso l’opera dei sacerdoti dei suoi templi che divennero punti di riferimento per i pastori e tale era la fiducia accordata, da affidare loro i risparmi in semplice custodia o da investire.</p>
<p>La necessità di trovare la protezione divina lungo i percorsi tratturali, continuò in epoca cristiana attraverso il culto della Madonna Incoronata di cui si trovano, nei luoghi di culto lungo tali vie, numerose statue lignee e dipinti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ercole, dunque, protettore della pastorizia e di quanto ad essa collegato ma sempre e soprattuto capace di combattere e vincere il male.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Con queste valenza attraversa e supera il periodo romano fino ad essere “assorbito” dal cristianesimo che, è risaputo, fa proprio tutto ciò che non può distruggere; nello specifico sovrapponendo al culto di Ercole quello di San Michele Arcangelo, che eredita il suo ruolo di guerriero e di combattente delle forze del male e come Ercole è raffigurato con la mano destra alzata in atto di colpire, con la spada al posto della clava ed il serpente a raffigurare il male al posto del leone. Come Ercole, protettore degli antri e cavità terrestri, San Michele è titolare di numerose grotte a lui dedicate; decine solo in Abruzzo, diverse in altre regioni centro meridionali.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molte di queste grotte erano già precedentemente considerate a carattere sacrale, legate a riti di adorazione delle rocce, delle acque e di fecondità e qualche volta addirittura di sacrifici umani e di cannibalismo rituale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La memoria ed il culto del pastore-guerriero, uccisore del leone, si proietta e trasforma in quello del giovane santo-guerriero, uccisore del dragone.</p>
<p align="justify">Ancora una volta, un filo sottile di continuità cultuale, misterioso ed affascinante, ci guida attraverso il gomitolo aggrovigliato delle vicende umane.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.montefalcone.net/2008/09/templi-italici-di-schiavi-d-abruzzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
