maggio 26th, 2010 by Giampiero Cordisco
Dove si pubblica la seconda parte dell’estratto dal libro di Franco Arminio, “Vento forte tra Lacedonia e Candela – esercizi di paesologia”. La prima parte è qui.
Almeno un quarto dei paesi italiani è gravemente malato. Soffre di desolazione.
Non è una malattia antica, è una malattia nuovissima. Per secoli questi paesi sono stati molto poveri. La gente faceva fatiche terribili senza alcuna garanzia. Era una vita disgraziata, ma si svolgeva in un luogo che aveva una sua vita. Insomma, ogni persona stava nel suo paese come un pesce dentro al lago. Adesso le persone pare che stiano in un secchio rotto. Si vive con poca acqua e con la sensazione che nessuno sa come mantenere la poca acqua che resta.
Il problema riguarda tutta la penisola. Può essere l’Irpinia, la Calabria, l’interno del Salento, il Molise, la Sardegna, il Friuli o il Piemonte alpino, la sensazione non cambia di molto: si va dal padiglione di geratria al manicomio all’aria aperta. Chi ci passa d’estate o la domenica per qualche ora è chiaro che ha un’altra idea, ha l’idea del paese come villaggio turistico. Il fregio del silenzio, del buon cibo e dell’aria buona, nasconde lo sfregio di un inerzia acida, di un tempo vissuto senza letizia.
Uno arriva e ferma la macchina in piazza. Guarda qualcuno vicino al bar o sulle panchine. Guarda una vecchia che va a fare la spesa, un cane disteso al sole, guarda le porte chiuse, guarda la propria macchina e capisce che lo strumento per la fuga è a portata di mano, che non è proprio il caso di fermarsi a passare la notte in un posto del genere. Ci si rimette in moto e per quanto ci si possa essere allontanati dalle vie comode, dagli ipermercati e dai capannoni, basta digerire una mezz’oretta di curve e si torna nel mondo gremito, nel mondo che si muove.
Nel paese restano i malati. Ma non pensate solo al pensionato ottantenne, alla vedova, al giovane disoccupato, pensate anche al geometra comunale, al prete, al farmacista, al sindaco. Non si salva nessuno, tutti malati. Può essere depressione, può essere inquietudine, può essere la smania velleitaria di chi sente di partire dal nulla e di non poter arrivare da nessuna parte, può essere chissà cosa, il risultato è sempre un individuo prostrato dalla desolazione del luogo in cui abita.
È una malattia che si trasmette per contatto con l’aria, e l’aria che c’è in un paese non è solo la cosa che si respira, è la faccia delle persone, sono i manifesti a lutto, sono le case, le macchine parcheggiate. Il problema è che non c’è un nome per questa malattia e le cose fino a quando non hanno un nome è come se non esistessero.
La paesologia è proprio la disciplina che cerca di dare un nome a questa malattia. Ogni volta che vado in un paese mi accorgo che la paesologia è una disciplina con molto avvenire, proprio perché i paesi di avvenire ne hanno poco. Col progredire della malattia sarà sempre più chiaro quanto sia doloroso vivere in un paese di cinquecento abitanti. Doloroso intendo per le persone come sono adesso. Simone (il protagonista del film di Bunuel) che predicava nel deserto o san Francesco magari starebbero benissimo. Perché cinquecento umani che vivono in uno stesso spazio se la passano cosi male? Azzardo una risposta semplice: perché non riescono a inventarsi niente. Si salutano, fanno la spesa, fanno la partita a carta, guardano la televisione, vanno a votare, si ammalano, muoiono. Ecco, nessuna di queste attività sembra capace di cambiare il passo del luogo.
In una città la faccenda è diversa perché c’è la giostra del consumare e produrre. il problema nelle città si pone quando i negozi sono chiusi e non è un caso che in quel tempo molti preferiscono andare fuori. Voglio dire che è malata anche l’umanità che risiede nella città, ma curiosamente lì il numero invece di accentuare la malattia la attenua. Un milione di persone possono darci un’idea falsa della loro vita. Per cinquecento persone l’impresa è più difficile. Un paese è un luogo in cui non si può barare. La vita è scaduta ovunque, ma nel paese la data di scadenza è ben visibile, come se per comporla bastasse mettere in fila dieci facce. Nella città c’è un brodo di segnali, c’è un caos che mantiene in vita anche ciò che è scaduto. Insomma,il tempo dei paesi è un tempo ultimo, quello delle città è un tempo penultimo. Forse per questo chi ha qualche venatura necrofila trova una certa soddisfazione nella vita paesana. E i primi a trovarla sono i proprio i paesani. Il paese è sopportato meglio da chi ha cura di non lasciarlo mai. Un veleno respirato con costanza, il veleno della desolazione, alla fine è meno pericoloso di un veleno respirato a fasi alterne. Per questo i paesani che pensano di cavarsela introducendo nella loro vita le uscite tipiche dei metropolitani fanno un errore piuttosto grave: basta tornare dopo due giorni di assenza, basta dormire una notte fuori ed ecco che il luogo natio ti appare assai più mesto di come lo percepisci normalmente. La prigione che è il paese fa sentire il suo peso proprio nel momento in cui si torna dall’evasione.
In realtà il mondo in cui viviamo è perfettamente simile a quella cosa un po’ opprimente che è un posto di cinquecento abitanti. La società globale è la società della ruralità di massa. Niente piazza, niente vita comunitaria, ognuno è un pastore che pascola le sue pecore morte. Veramente non c’è scampo. Poi uno può decidere di non pensarci, può capitare che ci si diverta passeggiando in riva al mare o facendo l’amore in una stanza d’albergo, può essere che si stia bene su una panchina del proprio paese, tutto può essere, ma siamo nel campo delle deroghe, delle eccezioni. La regola, la legge che si profila sembra seguire la curva delirante della mia disciplina: paesologia, tanatologia, teratologia. Detto altrimenti: il mondo è un paese, il paese è morto, dunque il mondo è un inferno abitato dai mostri.
maggio 19th, 2010 by Giampiero Cordisco
Dove si riporta un primo stralcio interessante dal libro Vento forte tra Lacedonia e Candela – esercizi di paesologia di Franco Arminio (ed. ControMano Laterza), nella speranza che i discorsi sulle piccole realtà paesane possano così venir dotati di una solida base di pensiero. La pazienza di copiare e incollare manualmente su un primo foglio Word, da cui chi scrive adesso copia e incolla automaticamente in pieno comfort digitale, è stata del compaesano Massimo Colella.
Va di moda assegnare le bandiere ai luoghi. C’è chi assegna la bandiera blu alle migliori località di mare e chi quella arancione ai paesi più belli. La scuola di paesologia potrebbe assegnare la bandiera bianca ai paesi più sperduti e affranti, i paesi della resa, quelli sulla soglia dell’estinzione. Ce ne sono tanti e sono i meno visitati. Non hanno il museo della civiltà contadina, non hanno il negozio che vende i prodotti tipici, non hanno la brochure che illustra le bellezze del posto, non hanno il medico tutti i giorni e la farmacia è aperta solo per qualche ora. Sono i paesi in cui si sente l’assenza di chi se n’è andato e quella di chi non è mai venuto. Non hanno neppure stranezze particolari: gli abitanti non sono tutti parenti tra di loro, non fanno processioni coi serpenti, non fanno la festa degli ammogliati, non hanno dato i natali a una famosa cantante o a un politico o a un calciatore. Non hanno neppure particolari arretratezze, hanno l’acqua calda in tutte le case, hanno le macchine e il televisore, tutti hanno di che mangiare e un tetto dove dormire.
In questi paesi della bandiera bianca ci sono i lampioni, ci sono i marciapiedi, c’è sicuramente almeno un bar e un piccolo negozio di alimentari, c’è un sindaco e una piazza, c’è qualche bambino, ci sono case nuove e case un po’ vecchie.
I paesi della bandiera bianca sono quelli che vengono visitati solo quando succede qualche disgrazia: il terremoto da questo punto di vista è la disgrazia ideale. Per il resto dell’anno, questi paesi che non hanno il mare e non hanno la montagna, che non hanno le fabbriche e le discoteche, che non hanno santi né delinquenti, stanno al loro posto, concavi o convessi, allungati, acciambellati, frammentati, appesi al paesaggio.
La bandiera bianca sta a significare che sono luoghi arresi senza additivi, senza mistificazioni, neppure quelle del silenzio e della pace. Nei paesi da bandiera bianca non è che si trova il pane più buono che altrove o l’artigiano che sa fare il cesto come si faceva una volta o il calzolaio che ti fa le scarpe. Si trova il mondo come è adesso, sfinito e senza senso, con l’unica differenza che questa condizione si mostra senza essere mascherata da altro.
La bandiera bianca non è la bandiera della desolazione contrapposta a quella del divertimento. Non è quella della bruttezza contrapposta a quella della bellezza. Non è quella dell’abbandono contrapposta a quella “dell’indaffaramento”. La bandiera bianca ci dice attraverso un luogo qualunque che l’ebbrezza di stare al mondo è svanita e che lavoriamo ogni giorno per portare in noi l’arca di Noè e ci ritroviamo con un pugno di mosche.
luglio 7th, 2009 by Giampiero Cordisco
Eccoci qui.
Questo è il flyer.
La grafica di wordpress non aiuta, ma garantisco che varrà la pena visionarlo su cartaceo. E d’altronde lo vedrete, eccome: lo vedrete dappertutto.
Per chi legge da Montefalcone (orde sterminate di lettori, presumo), vi invito a contattare Michele Teonesto detto Flaesh che da stasera - massimo domani sarà in possesso della prima tiratura di stampa.
Diffondete, gente.
Un caro saluto.

giugno 22nd, 2009 by Giampiero Cordisco
Ciao a tutti/e.
Questo post è un po’ lungo, ma se arriverete alla fine poi vi sentirete più ricchi.
Con questo appello inizia di fatto la fase operativa finale della manifestazione ALTER’n’ECO, che si terrà al Lago Grande del nostro piccolo paese i giorni 31 luglio e 1° agosto prossimi. Continue reading ‘Cittadine e Cittadini’
febbraio 5th, 2009 by Antonino Sabetta
Dal sito del comune si apprende che il sabato 7 febbraio, alle ore 18, nella Sala Consiliare del Comune di Montefalcone nel Sannio, si terrà il primo Consiglio Comunale dei Ragazzi.
gennaio 27th, 2009 by Alunni della Seconda Media
Siete appassionati ascoltatori radiofonici? Allora non perdete le puntate di Radio Uno News Generation che andranno in onda da lunedì 26 gennaio a giovedì 29 alle ore 14,45. Noi ragazzi della Scuola Media parteciperemo con riflessioni su temi di attualità. Sintonizzatevi numerosi!
gennaio 18th, 2009 by Giampiero Cordisco
Ciao. Buon anno nuovo. E grazie ad Antonino che anche per questo 2009 pagherà l’affitto del blog a Wordpress permettendoci in questo modo di rimanere dentro la Rete. A sparare str*nzate sotto pseudonimo – a proposito: ciao a John Doe e Sicario (e quell’altro che non mi ricordo), siamo certi che ce la potete fare, perchè si sa che l’importante è trovare il coraggio di scrivere. Se poi si trova il coraggio di metterci anche il nome + cognome, il gioco è fatto al cento percento.
Questa è Ciclopica Radio alla sua quarta puntata. Vi siete persi le prime tre? Nessun problema, potete sempre rimediare. Continue reading ‘Ciclopica Radio Montefalconese – puntata # 4′
dicembre 9th, 2008 by Alunni della Seconda Media
Ecco cosa pensano i diretti interessati delle elezioni del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Di seguito sono riportati i commenti degli alunni della seconda media.
Ester: “Sono stata candidata come consigliere per l’elezione del Consiglio Comunale dei ragazzi, è stato utile vivere questa esperienza che mi ha fatto conoscere le idee degli altri ragazzi, così potuto confrontarmi con loro.”
Sara: ” Questa iniziativa è stata per noi molto utile perché ci ha dato un’idea di come si svolgono realmente le elezioni. Se da un lato questa esperienza ci ha un po’ divisi facendo sorgere invidie e gelosie dall’altro è stata utile e positiva perché alla fine ci ha unito più di prima, ci ha fatto discutere insegnandoci a rispettarci a vicenda pur avendo opinioni e idee diverse”.
Gabriella: “Questa iniziativa ha dato a tutti i ragazzi l’opportunità di dire la loro opinione.”
Laura: “… questa iniziativa ci ha fatto sentire importanti e responsabili”.
Stefano: ” Il CCR è stata per me una esperienza utile, ci ha unito, ci ha permesso di prendere iniziative. Io mi sono trovato benissimo nel gruppo, abbiamo imparato a condividere le nostre idee. Per noi è la conclusione è stata piuttosto amara perché abbiamo perso per ben 20 voti, ma ci consoliamo pensando che l’anno prossimo potremo ripetere l’esperienza.”
Gianluigi: ” Secondo me il CCR è stata un’idea magnifica, perché grazie a questo progetto abbiamo potuto esprimere le nostre idee e i nostri desideri. L’esperienza mi ha aiutato a capire come si svolgono i fatti nel mondo reale e anche a diventare “adulto”. Mi ha insegnato a progettare e lavorare con i compagni. C’è da dire che a volte ci sono stati dei litigi fra amici di liste diverse perché ciascuno voleva conquistare voti per il suo gruppo, ma ora che tutto è finito siamo amici come prima”.
Cristina: ” A noi ragazzi, in particolare a me, è piaciuta molto l’idea del CCR; ci ha insegnato tante cose: la più importante è stata quella di saper vincere o perdere, di accettare entrambi, soprattutto la sconfitta. Questo progetto ha dei risvolti sia positivi, sia negativi.
Quelli positivi sono:
- possibilità di esprimere e confrontare tra noi ragazzi idee ed opinioni;
- occuparci del nostro paese per contribuire a cambiarlo ed a migliorarlo;
- farci capire che noi giovani siamo il futuro, dobbiamo perciò farci avanti, essere i primi a dare il nostro contributo;
- infine ci ha fatto capire che siamo una squadra e che l’unione fa la forza.
Gli aspetti negativi sono pochi e sciocchi:
- sono nate stupide gelosie e rivalità tra gruppi che però sono durate poco;
- Ci sono stati delusioni e dispiaceri per gli amici che hanno fatto parte di altre liste.
La mia conclusione è che è stata un’esperienza unica e irripetibile. Grazie.”
Sandro. ” Questa esperienza ci ha legato in una forte amicizia”.
Irene: ” L’iniziativa del CCR è stata molto utile per tutti, bella ed educativa. E’ vero ci sono stati anche litigi, ma quello che conta è che ci siamo confrontati e abbiamo affrontato delle paure. Io sono molto timida, ma con l’aiuto dei miei compagni di classe sono riuscita a parlare durante l’assemblea davanti a tutti gli alunni della scuola e ai professori. Abbiamo perso, ma siamo comunque contenti per i ragazzi di terza che hanno la possibilità di fare proposte ai grandi; noi, anche se abbiamo perso, continueremo l’esperienza l’anno prossimo.”
Francesca: ” Il CCR per me è stata una iniziativa molto interessante, grazie a questo progetto lo studio dell’educazione civica è stato più simpatico. Noi ragazze siamo diventate più unite.”
Lorena: ” Per me l’iniziativa del CCR è stata molto utile perché abbiamo potuto esprimere le nostre idee, mentre gli adulti spesso ignorano le esigenze dei bambini e dei ragazzi Sono molto contenta di aver partecipato e spero che nel futuro altri ragazzi possano continuare a scambiarsi idee, opinioni ed a vivere questa esperienza.”
Marco: “… è stato positivo il fatto che il regolamento prevedeva che ogni lista fosse composta da rappresentanti di tutte le classi. Secondo me questo progetto è stata una cosa ottima che il Comune ha fatto per i giovani perché abbiamo imparato come si fa nella realtà”.
Giuditta: ” …si pensa che la politica riguardi solo gli adulti e che sia lontana dai nostri pensieri, invece noi giovani abbiamo solo bisogno di stimoli per far sentire la nostra voce; questo è stato possibile con l’iniziativa del CCR. Non sono mancate gelosie tra noi, ma per fortuna sono durate pochi giorni, siamo tornati amici pronti a collaborare per continuare questa bella esperienza perché siamo noi giovani l’energia del mondo.”
Grazia: ” A votazioni concluse, dopo un lungo mese in cui ci è stato dato il tempo di esprimere le nostre idee e concretizzarle in un programma, posso affermare che l’iniziativa è stata costruttiva sotto ogni punto di vista. …Il nostro compito non è quello di diventare divi della politica, ma quello di esaltare la normalità consapevoli di avere in mano il nostro futuro. Il rischio che tutto degenerasse in invidie e gelosie era alto; ma abbiamo avuto dei mediatori che ci hanno permesso di sfruttare al meglio l’iniziativa. E’ stata una fantastica esperienza che ci ha permesso di iniziare a sperimentare il “fare politica”.
dicembre 3rd, 2008 by Antonino Sabetta
Pubblico con piacere, anche se con un pò di ritardo, i programmi delle tre liste che sono state presentate per le elezioni del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Nonostante il ritardo, credo che sia utile pubblicare i programmi anche adesso, ad elezioni concluse, per diverse ragioni:
- E’ importante dare occasione a tutti di rendersi conto di persona di quello che i ragazzi sono stati in grado di produrre;
- E’ giusto dare ampia visibilità a questa iniziativa, che ha coinvolto l’amministrazione comunale e la scuola in un progetto che è un vero e proprio laboratorio di educazione civica;
- E’ bene far sapere ai ragazzi che si sono impegnati nella redazione dei programmi che la politica vera, quella che noi ci aspettiamo che loro facciano, inizia il giorno dopo le elezioni. Per chi ha preso più voti questo significa l’inizio di un confronto continuo con il suo programma, che deve essere convertito da parole in fatti; chi non ha vinto deve ricordare che il motivo per cui si era candidato non era “avere il suo momento di gloria”, ma perseguire il bene comune (il che si può fare pur non essendo il vincitore delle elezioni).
Ecco i programmi:
Leggendo i nomi dei candidati sindaco, salta subito all’occhio una cosa che, a quanto pare, i nostri ragazzi possono insegnare ai nostri politici adulti…. La vedete anche voi?
dicembre 2nd, 2008 by Graziella Rossi
Ciao a tutti volevo informarvi sull’iniziativa attuata dal Comune in collaborazione con la Scuola per la realizzazione del “CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI”.
Oggi Martedì 2 Dicembre dalle ore 9.00 alle ore 13.00 ci saranno le votazioni presso l’Ist. Comprensivo “Mons. V. Cordisco”.
I ragazzi di 3°,4° e 5° elementare, 1°, 2° e 3° media sono chiamati a scegliere il Sindaco ed i Consiglieri che li rappresenteranno.
La presentazione delle Liste con relativo comizio è avvenuta il 21 Novembre a scuola, mentre Venerdì 28 la campagna elettorale si è conclusa presso la Sala Consiliare del Comune alla presenza del Sindaco.
Le liste presentate sono tre, ogni votante ha ricevuto un certificato elettorale per recarsi al voto.
Alle 14.30 inizierà lo spoglio e sapremo chi sarà il primo Sindaco del C.C.R. di Montefalcone nel Sannio.
Per le liste ed i programmi potete collegarvi al sito del comune.