Studiare è un pessimo investimento (in Italia)

Non lo dico io, lo dice un articolo di Paolo Naticchioni, Andrea Ricci e Emiliano Rustichelli apparso su lavoce.info. L’articolo in sostanza spiega che

Tra il 1993 e il 2004 i rendimenti dei titoli di studio di livello universitario e di scuola media superiore sono diminuiti in Italia in modo consistente e statisticamente significativo.

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Gli andamenti decrescenti dei rendimenti dell’istruzione in Italia sorprendono soprattutto quando vengono comparati con le dinamiche di altri paesi sviluppati. Nei paesi anglosassoni, Stati Uniti e Regno Unito, i rendimenti dell’istruzione sono fortemente aumentati negli ultimi decenni, generando una rilevante crescita dei redditi da lavoro delle persone qualificate rispetto alle non qualificate, con un relativo marcato incremento della disuguaglianza.

E’ una lettura breve, che richiede pochi minuti e che consiglio a tutti, specialmente agli studenti universitari e agli studenti diplomandi che devono decidere cosa fare del loro futuro.

L’articolo completo è qui: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000709.html

8 Responses to “Studiare è un pessimo investimento (in Italia)”


  1. Daniela Desiato

    E’ una triste ed ingiusta realtà.
    Intanto, molti giovani soffrono per il fatto che, dopo anni di impegno nello studio, sono nell’incertezza più completa sulle effettive possibilità di lavoro.
    Sembra banale e scontato, ma ultimamente sto vedendo molti giovani in via di depressione, perchè delusi da una società che non permette loro di realizzarsi, soprattutto quelli che si sono impegnati maggiormente e ci hanno creduto, questo è allarmante
    Poi, quando e se arriva la ricercatissima occupazione,ti ripaga di tutti i soldi spesi fuori sede, con il solo “privilegio” che “non ti sporchi le mani” e fai meno fatica fisica. Sempre però che riesci a dormire la notte, per le tante responsabilità che ti ritrovi.
    Un piccolo dato: molte aziende italiane sono ormai in mano a stranieri: inglesi, giapponesi ecc.. Gli stipendi più alti sono per i loro dirigenti in trasferta e agli italiani non conviene fare un lavoro di concetto. Si perdono le ore di lavoro notturno, meglio retribuite, e gli straordinari, non riconosciuti a chi lavora a progetto. Così accade, che un giovane ingegnere, che passa la giornata in azienda, non tutelato da sindacati, si ritrova a fine mese con uno stipendio più basso di un operaio. Se si aggiunge poi che, rispetto a un diplomato, ha anche iniziato dopo a lavorare..

    PS: per i fequentatori del blog, amanti della grammatica: la punteggiatura non è mai stata il mio forte, quindi abbiate pazienza! ciao

  2. Antonino Sabetta

    In effetti i fatti descritti nell’articolo sono abbastanza evidenti a tutti. L’articolo non è interessante tanto perché li evidenzia, ma piuttosto perché cerca di sollevare la domanda (suggerendo qualche risposta) riguardo al perché in Italia le cose stiano così diversamente dagli altri paesi occidentali.

    Quello che mi chiedo io è se si tratta di una tendenza ormai inarrestabile oppure si può ancora fare qualcosa. Siamo destinati a competere, nei prossimi decenni, con i paesi del Nordafrica, piuttosto che con i nostri partner europei di Francia, Germania e Regno Unito?

  3. Daniela Desiato

    è una domanda, caro Antonino, a cui è veramente difficile rispondere.
    Giobbe, il covatta non quello della Bibbia.. ha scritto:
    ” io speriamo che me la cavo..”

  4. giancarlo

    Per Daniela una piccola precisazione: “Io speriamo che me la cavo” è un libro scritto dal maestro elementare Marcello D’Orta, frutto di una raccolta di circa sessanta temi scritti da ragazzi di una scuola elementare di Arzano (NA), un paese, da loro definito “sgarrupato”, …un pò come il nostro!!!???
    …Per il resto, concordo con voi!!!
    Saluti.

  5. Daniela Desiato

    ops… scusate… ricordavo male

  6. giancarlo

    Nessun problema!
    Diamo solo a cesare….!!!!
    Il maestro D’Orta può star tranquillo.

  7. Daniela Desiato

    ciao Giancarlo, mi sono ricordata che questo libro l’ ho letto perchè, anni fa, l’aveva portato qualcuno in uno dei tanti viaggi dei Toma Toma…molto probabilmente c’eri anche tu… pensa un pò… ciao!

  8. giancarlo

    Hai perfettamente ragione…c’ero anch’io!
    Ricordo quell’episodio che dovrebbe risalire al 1992!!!
    Saluti!!!