La costituzionalità della legge Gelmini
Ciao a tutti!
“Spulciando” nella rete mi sono imbattuta in un articolo che, a mio modesto parere, esprime esattamente le preoccupazioni di chi ha dei dubbi riguardo la costituzionalità della legge 133. I temi e i toni del discorso sono di una attualità agghiacciante, ma ancora più sorprendente è la data in cui questo discorso è stato pronunciato.
Piero Calamandrei, docente universitario fiorentino, fu rettore dell’ateneo di Firenze, giurista e docente, nonchè deputato e membro dell’assemblea costituente all’interno del Partito d’Azione, partito mazziniano e liberista.
Piero Calamandrei, 1950
Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.
Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.
Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito”.
Piero Calamandrei, 1950
Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950
…nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione SENZA ONERE per lo Stato”
Questo passaggio credo sia esemplare, anche se allo stato attuale le cose non stanno più così!!!
Che dire ancora: questo discorso fu pronunciato nel 1950. Oltre mezzo secolo fa! Oggi l’asservimento dell’informazione alle forze dominanti, ci pone sugli occhi quel velo, che non ci permette di guardare oltre il nostro naso.
Ci convincono che siamo liberi ed informati, ci parlano di possibilità, di meritocrazia (loro!), di docenti ignoranti del sud (mi piacerebbe ricordare a costoro che date le carenze lavorative presenti in questa parte della nostra cara Italia, almeno si studia, ci si laurea, e si è costretti ad andare al nord “colto” ad insegnare, ma solamente perchè appunto “i Loro” figli scelgono di entrare in una fabbrica a 15/18 anni e non hanno assolutamente intenzione di proseguire le loro carriere scolastiche obnubilate dai soldi in tasca, dalle serate in disco). Non accusatemi di razzismo, vi prego o di essere una camicia verde del sud, credo in un ‘Italia capace di integrazione, multiculturale, multietnica, “questi” mi parlano di classi differenziali, per integrare gli stranieri. Scusate ma non capisco più se io non comprendo il mondo o se ci stanno letteralmente prendendo in giro?
Scusate se vi tedio con questi miei pensieri, ma sto seguendo da vicino le mobilitazioni del comparto scuola, la riforma e l’informazione che arriva al “popolo della tv”, e noto a malincuore come ci distraggano da queste problematiche con mille altre idiozie.
Ne va del nostro futuro e dei nostri figli!!!
Scusate di nuovo. Scusate lo sfogo un vostro concittadino.
Michele
carissimi amici mi devo complimentare con Vittoria perchè mi ha preceduto nella pubblicazione del discorso di Calamandrei alla Costituente che pose le basi della nostra Costituzione e sulla scuola individuava il motore dello sviluppo sociale ed economico della nostra Nazione.In questa commissione parteciparono tutti i partiti che avevano avuto un ruolo attivo nella guerra di liberazione. Mi trovo in perfetta sintonia con la “foga” di Michele ne condivido in toto e il contenuto, io spero che sù questi argomenti ci sia una maggiore informazione, e penso al nostro paese e alla nostra realtà scolastica, a cui dobbiamo essere grati per il solo fatto che esistono e resistono ma è chiaro per tutti che il loro futuro è incerto. Occorre che anche in queste piccole realtà si apra un confronto sulle prospettive e sul ruolo che potrebbe avere nell’educazione non solo dei ragazzi ma degli “ADULTI”. Sì proprio gli adulti le probblematiche giovanili non lo si può scaricare sulle istituzioni e sulla scuola in particolare, la mia generazione ha creduto molto nella conoscenza, nel sapere e saper fare, eravamo in pochi ad uscire dal cortile di casa ed affrontare l’avventura degli studi superiori. Abbiamo affrontato lo stato maggiore della scuola formata da Gentile e dal ventennio dove al confronto utilizzavano metodi arcaici, la scuola era per pochi eletti, la frequenza delle stesse era suddivisa in classi sociali e in parte le riminiscenze ci sono ancora oggi.Le lotte operaie e studentesche degli anni sessanta-settanta hanno portato conquiste rilevanti l’autonomia studentesca per attività culturali e sociali le prime riforme : Valitutti e i Decreti delegati, l’abolizione del maestro tuttologo e l’istaurazione di figure professionali pluridisciplinari, “il tempo pieno” il segmento scolastico più invidiato dagli altri paesi e altro ancora… Oggi tutto quello che si è conquistato con sacrificio deve tornare indietro di oltre cinquant’anni,tornare a metodologie arcaiche e obsolete mi viene da pensare all’emendamento inserito dalla lega sul ripristino delle classi differenziali che erano composte da ragazzi poveri, quelli vivaci o che avevano probblemi di handicp e tutto ciò che dava fastidio ai benpensanti. Qualche genitore potrebbe spiegare bene la scuola di ieri e confrontarla con quella di oggi;
certo tutto è migliorabile ma per migliorare non si può annullare quello che c’è adesso, si possono apportare modifiche perhè tutto è possibile di miglioramenti. L’accusa più subdola è quella del bilancio scolastico che viene assorbito dagli stipendi e solo il 3% per gli invastimenti strutturali, ma qualcuno si chiede come mai? Si gli insegnanti sonotanti ma perchè? in che cosa si differenzia il nostro sistema scolastico da renderlo degno di attenzioni da parte di altri paesi?
queste e altre risposte meriterebbero un serio ragionamento perchè come dice un nostro antico proverbio, che un nostro esimio concittadino esperto nello scrivere in lingua madre cioè in “dialetto falconese”saprebbe esprimere meglio di me,dice che “lu parlà è arta liggè”,le informazioni che arrivano , ha ragione Michele sono sempre edulcorate e fuorvianti, il nostro impegno è quello di riuscire dove è possibile di fare una corretta informazione. Formulo a proposito una proposta operativa da estendere a tutti gli interessati e in particolare al nostro sindaco e relativo assessore alla cultura, di organizzare un dibattito pubblico sul problema scuola, a proposito c’era la preside della scuola L. Vinci di Vasto che potrebbe essere utile come riferimento organizzativo e logistico. L’occasione per molti come me tornerebbe utile per avvicinare le nuove generazioni di studenti e giovani laureati e confrontare il cammino percorso e quello da iniziare. Adesso devo lasciarvi perchè il dovere mi chiama, con affetto Nicola.